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venerdì 31 maggio 2013

Arrivano i gendarmi con i cavalli d'acciaio



Avremmo dovuto recuperare la carrozza meccanica, ma l'avervi dimenticato sopra un paio di cadaveri aveva attratto l'attenzione dei gendarmi, sicché decidemmo di farci accompagnare da uno sgherro del nostro ospite, su una carrozza meccanica.
A dire il vero, ci aspettavano un paio di deviazioni. La prima fu una tappa in un'osteria frequentata da tizi poco raccomandabili ma molto robusti: scatenare una rissa non fu arduo (Ozzy ha un vero talento nel genere), ed in questo modo anche Alessandro Magno potè procurarsi un corpo meno ignobile di quello che gli era stato fornito all'inizio. Ci impossessammo anche dei destrieri meccanici di alcuni dei tizi, purtroppo deceduti nello scontro, e ci avviammo verso la nostra seconda tappa: il famoso locale i 12 apostoli noto perché era un luogo franco nel quale Diavoli e Demoni potevano rilassarsi e sbevazzare senza timore d'essere aggrediti dalla parte avversa. Purtroppo furono dei gendarmi a cavallo di destrieri meccanici, che ci impedirono di giungervi rapidamente. Alessandro non voleva indossare l’elmo, aveva una mania per i capelli, così il Curte decise di cambiare nuovamente corpo e facendosi chiamare Ponch, infine giungemmo all’agognato locale. Qui, dopo che il Curte autografò una sua opera, ad un essere degli inferi chiamato Skinner (ed anche annunciato le prossime mirabolanti uscite della sua collana di opere), incontrammo il signor Wolf, noto perché risolve problemi, ed in grado di risolvere anche il nostro, fornendoci un invito per entrare nel palazzo della triade, così difeso da essere altrimenti inaccessibile. Certo, volle cinque lingotti d'oro, ma il nostro munifico ospite ce li inviò.
Anzi, per essere precisi ce ne inviò sei: il vero signore non lesina sugli averi, ed il Curte, consapevole di ciò, ritenne che dichiarare una piccola menzogna fosse piccola colpa a fronte dell'uso che avrebbe potuto in seguito giovare alla nostra missione, ed in definitiva al mondo intero.

martedì 28 maggio 2013

Il nemico di un mio nemico è un mio amico



Rintracciai i miei compagni quando stavano per entrare nella magione. Qui una dama ci condusse in una vasta sala da pranzo, nella quale, inaspettatamente, fummo accolti con cortesia dal maestro Hanzo, benché ci facesse notare l'ineducazione di aver massacrato parte della sua servitù. Egli era seduto a tavola insieme a Nancy Callagan, che appariva molto inquieta, e a un corpo posseduto da uno spirito, che presto si rivelò essere quello di Alessandro Magno! Oh, quale illustre compagnia! Certo, dovemmo spiegargli che non eravamo i suoi macedoni da trattare alla stregua di servi, ma da persona geniale quale è sempre stato si adattò presto alla situazione, cimentandosi – sì come era uso nei banchetti alla corte di Pella – in una gara di bevute con Ozzy. L'amore per il vino, come riferiscono gli antichi storici, è sempre stato un suo limite che a volte provocò attacchi di pazzia: dovremo prestare attenzione

Intanto, il nostro Trimalcione ci imbandì un eccellente banchetto e ci fornì alcune spiegazioni sui fatti recenti, che tranquillizzarono anche Nancy (la quale era stata poc'anzi rapita da Alessandro Magno): egli, un mezzosangue dai poteri soprannaturali, era stretto amico di Artigan e con lui e Constantine (un angelo) si adoperava per fomentare, fornendo armi ad entrambe le controparti, la millenaria guerra fra Demoni e Diavoli. Infatti, ci spiegò, queste due crudeli schiere sono in continuo conflitto, ed è una fortuna: in sprezzo ad ogni dettame religioso, Egli e le sue Schiere angeliche non potrebbero fronteggiarli se si unissero, e si troverebbero anche in gravissime difficoltà e a rischio di sconfitta contro una delle due fazioni, se questa non fosse impegnata nella guerra. Era dunque cruciale continuare ad alimentare lo scontro per evitare di veder la Terra trasformata in un luogo desolato.
Per alto senso dell'onore e del dovere oppure per noia (a seconda dei soggetti) accettammo di fornire il nostro contributo. Il nostro prossimo passo sarebbe stato di recarci da Lo Pen, capo della triade cinese di Los Angeles e rappresentante dei Demoni.

domenica 26 maggio 2013

A casa Hanzo



Sulla base delle carte trovate negl'uffizi di donna O’Ren, decidemmo di dirigerci verso la magione di colui che più volte era nominato, un tale Hattori Hanzo…....
Vi giungemmo con la nostra carrozza meccanica, e ivi giunti quasi ci meravigliammo di non trovarvi cadaveri o sangue, ma una normale porta chiusa. Ozzy pose subito rimedio alla mancanza, assestando una vigorosa percossa col suo liuto elettronico sul capo del gendarme privato che, sulla soglia della villa, ci interrogava sui motivi della nostra venuta.
A dire il vero, prima di vibrare il colpo funesto Ozzy si era già attirato l'attenzione dei passanti sperimentando come l'urinare in piedi sia difficoltoso per chi non disponga (dato il corpo femmineo di cui si era impadronito) di un confacente apparato, e forse proprio le conseguenze sugli abiti di tale tentativo avevano rese vane i tentativi di adescamento del gendarme privato immediatamente precedenti alla sua aggressione. Il Curte, intanto, ascoltava la sospensione dall'incarico da pubblico ufficiale rivolta al suo corpo per diserzione.
In un modo o nell'altro, comunque, entrammo nella magione, che era principesca per dimensioni e lusso, ed attorniata da un vasto giardino alla moda del Cipango. La verzura era così spessa che fra le sue frasche si nascondevano agevolmente i sei guerrieri, armati di spade e fasciati di nero insino agli occhi, che ci aggredirono d'improvviso. Il numero dei cadaveri nel giardino salì repentinamente a sette.

Credo che ad un certo punto i miei compagni siano rimasti disorientati dalla mia sparizione. Fui infatti attratto dalla mia sensibilità in un locus amoenus riparato nel giardino, dove mi accolse un arzillo vecchietto, dai tipici tratti somatici del Cipango, che era intento a dar la cera e togliere la cera da un tavolo. Mi invitò a prendere un té con lui, si presentò come Miaghi e affermò che, malato, sarebbe stato onorato di offrire il suo corpo ad un nobile spirito e ad una giusta causa. Sapeva di noi. Accettai l'offerta, e subito mi trovai tonificato: quanta forza, quanto animo in quelle ossa! Quanto maggiori di quanto ne avevo trovato nel mio primo albergo di questa era!